In questo periodo di vacche grasse o meglio di olio in abbondanza abbiamo intervistato Onofrio Mondelli noto agricoltore di Palo del colle, ex socio dell’oleificio cooperativa della riforma fondiaria della nostra cittadina che commercializzava olio con il marchio il Paladino, sulle cooperative agricole del territorio, la loro storia ed evoluzione.

Come nascono, Onofrio, le cooperative agricole in generale e in particolare nel nostro territorio di Palo del Colle?
Da noi, le cooperative agricole nascono nell’immediato dopoguerra, sotto la spinta politica per rilanciare l’economia pesantemente colpita dai disastri causati dal grande conflitto. Vi erano delle cooperative “bianche” legate al mondo democristiano e cooperative “rosse” legate invece alla sinistra. Nella nostra cittadina di Palo un esempio di cooperativa “bianca” fu quello della cooperativa agricola Oleificio della Riforma Fondiaria, che ha contato fino a settecento soci nei periodi più floridi .
Come è strutturata una cooperativa agricola?
Una cooperativa in generale è formata da soci, in questo caso agricoltori, che eleggono un consiglio direttivo e un presidente per amministrare la cooperativa stessa e raggiungere lo scopo sociale. Ogni socio versa una quota per il capitale sociale e, come nel caso della cooperativa agricola Riforma Fondiaria, si impegna a conferire il prodotto agricolo da lui coltivato (olive, nel nostro caso) al fine della trasformazione e della commercializzazione dell’olio ricavato. Il vantaggio di questo sistema sta nel sottrarsi dalle logiche giornaliere del libero mercato e dei mediatori. Il socio prende un congruo acconto in base all’olio conferito e poco prima della campagna successiva riceve un saldo calcolato in base ai risultati delle vendite nel corso dell’anno. Chiaramente sono gli amministratori a determinare con le loro scelte l’esito dei risultati, il singolo socio risponde giuridicamente solo con il capitale sociale versato al momento dell’iscrizione.
Oggi ci sono nel nostro paese delle cooperative agricole strutturate in questo modo?
Sì, certo. A Palo vi è l’oleificio cooperativo Aclista, che commercializza olio con marchio “Auricarro”. Tale cooperativa ha un numero di soci più ridotto rispetto alla ex cooperativa Riforma Fondiaria, ma comunque attualmente è in attività.
Come è cambiato il mondo delle cooperative e ci sono delle difficoltà nella loro costituzione oggi?
Le cooperative in generale, non solo quelle agricole, non vanno più di moda, se così si può dire: si è perso lo spirito di aggregazione e di aiuto reciproco che era a fondamento della cooperativa stessa. Anche nel campo edilizio, ad esempio, è più difficile formare cooperative come è stato nel passato quando si è costruita buona parte della cosiddetta “167”.
Ora prevalgono forme di economia più individualistiche o forme societarie di capitale e, spesso, le cooperative vengono alla cronaca come nuove forme di sfruttamento del lavoro per il profitto di pochi.
Come spieghi questi prezzi dell’olio e delle olive alle stelle?
Il prezzo dell’olio, come per tutti i prodotti finiti, risente oggi degli aumenti di tutte le materie prime (energia, acqua, gasolio, fertilizzanti, fitofarmaci, etc). In più la produzione di olive in altri paesi del mediterraneo è stata compromessa dai caldi eccessivi durante la fioritura e dalla siccità estiva con notevoli cali di produzione. Anche in Italia la produzione non è granché, tranne in alcune zone tra cui la nostra. Questo deficit di produzione sta spingendo i prezzi: ora per un extravergine 10 euro al litro è un prezzo minimo da pagare. Se venduto a meno, certamente c’è qualcosa sotto!
Oggi consiglieresti il tuo mestiere a un giovane? L’olivicoltore è ancora appetibile?
Se uno lo fa con passione, certo. Iniziare da zero, come tutti i lavori, è però difficile. Ci possono essere degli aiuti e dei contributi, ma non bastano. Se si hanno già delle terre e delle piante, oltre che l’attrezzatura, è tutto più facile. Comunque, lavorare all’aria aperta, può essere molto appagante!
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