“Leggiamo” il centro storico

di Rosanna Bertolino

Palo del Colle, ridente cittadina sul colle…ma quale colle? Colle di appena 177 metri sul livello del mare, ma di spicco sulla conca barese, colle di roccia calcarea di cui abbiamo tracce qua e là… e chi non si è divertito a scivolare su quello spuntone ancora evidente accanto alle scale laterali della Chiesa Santa Maria La Porta?

leggiamo il centro storico

Un colle ipoteticamente centro abitato fin dalla Protostoria (periodo compreso tra la prima Età del Bronzo e l’Età del Ferro)  perché strategicamente funzionale alla difesa, ma di tali insediamenti – sottolinea il dottor Giacomo Disantarosa, Archeologo in forze presso il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, da sempre interessato e vicino a tutto ciò che di storico si conserva su e a Palo – non abbiamo testimonianze ma ci muoviamo nel campo delle ipotesi. <<Solo uno scavo nella parte più alta della città potrebbe rivelare ciò che ancora è nascosto>>. 

Certo è che già Plinio il Vecchio, scrittore, naturalista e filosofo del I secolo d.C., pare citi all’interno di un suo catalogo, redatto nella Naturalis Historiae (37, 2,3) accanto ai Bitontini e ai Grumesi, il popolo dei Palionenses e ancora prima, nel I sec. a.C., un testo di Diodoro Siculo, storico e autore di una monumentale storia universale, Bibliotheca historica (20, 26, 3-4) racconta di una battaglia presso Tjlion, forse Palion, come analizzato dallo storico Vitantonio Sirago agli inizi degli anni ’80 e sulla scia di ipotesi avanzate dallo storico Pais a metà degli anni Venti del ‘900.

Poteva esserci un castrum (accampamento fortificato di epoca romana) sulla parte alta del colle, vista la residualità di un impianto orientato in senso nord/sud e est/ovest soppiantato in parte prima dalla costruzione del castello di Federico II, a sua volta trasformato nell’odierno Palazzo del Principe, così come da sempre dedicato alla sfera religiosa doveva essere lo spazio occupato dalla Chiesa Matrice a partire probabilmente dal XII secolo, come dimostrerebbe la toponomastica: la chiesa si affaccia su Piazza della Minerva e Minerva è la dea romana della guerra. Ma anche qui, sottolinea il dott. Disantarosa, <<solo gli scavi potrebbero verificare la presenza di antichi impianti militarmente o religiosamente pensati dai Romani>>.

Il Medioevo ci regala un’espansione urbana che possiamo immaginare seguisse l’orografia del colle fino all’altezza di quella che oggi è Via Umberto I.

Il nostro centro abitato “a continuità di vita” si sviluppa, nel corso dell’età rinascimentale, a corona intorno al nucleo più storico e qui le pietre <<cominciano a parlare>>. 

<<L’edilizia storica – spiega ancora il dottor Disantarosa -ci rivela tutti i movimenti che portano dalla pietra cavata fino alla pietra posta sulle facciate. È per questo che è senz’altro da evitare un tipo di edilizia da ristrutturazione non supportata dall’intervento di figure specialistiche, che porta a cancellare i segni del passato>>.

 La lettura attenta della cultura materiale ci rivela che il borgo si amplia e gli scalpellini, antichi architetti, lasciano epigrafi, tracce del loro operaro e rivelano che la microstoria del paese è perfettamente in linea con la macrostoria dei manuali: il “governo illuminato” di Isabella d’Aragona prima e Bona Sforza poi, consente a Palo di vivere “l’esplosione”. Nella realizzazione delle nuove stradine non esiste alcun impianto nord/sud o est/ovest, ma queste si intrecciano e si adattano al dislivello naturale del declivio del colle con l’inserimento degli archi, circa dieci, che contraddistinguono il nostro centro storico. E poi, la devozione popolare fa il resto: applica le immagini di culto, ancora oggi visibili, curate ed abbellite dai residenti con donazioni floreali e lumini e di tanto in tanto oggetto di restauri. 

Poche sono, nel nostro centro storico, le case palaziate di nobili famiglie con stemmi araldici esibiti ma caratteristiche e particolari restano le abitazioni con ingressi sopraelevati rispetto al livello stradale e con scale esterne ai lati della viabilità: probabilmente antico escamotage di difesa (le scale sono successive alla costruzione delle abitazioni e sostituiscono un più antico mezzo di ascesa: forse strutture lignee o in corda).

Il dialogo con il nostro archeologo potrebbe continuare all’infinito: ogni accenno, ogni discorso, apre una porta che sarebbe facile superare per andare sempre oltre, nel tempo e nei luoghi. È il bello della Storia, di chi sa scoprirla e di chi sa raccontarla. Ed anche di chi ha il dovere di conservarla.

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