Dopo dieci anni di amministrazione guidata da Michele Emiliano, la Puglia si prepara ad una nuova stagione politica. Terminata la legislatura e trascorsi i sessanta giorni previsti dallo Statuto regionale, i cittadini pugliesi infatti torneranno alle urne domenica 23 novembre, dalle 7 alle 23, e lunedì 24, dalle 7 alle 15, per eleggere il nuovo Presidente della Regione e i cinquanta membri del Consiglio.
Quattro i nomi in corsa per la Presidenza, espressioni di visioni politiche e civiche molto diverse che rappresentano altrettante prospettive per il futuro della Puglia.
Da un lato Ada Donno, attivista e docente, candidata di Puglia pacifista e popolare, lista unica della sinistra alternativa. Militante storica dei movimenti femministi e pacifisti, Donno propone una Puglia «fuori dalla guerra», impegnata nella difesa dei diritti, del lavoro e dell’ambiente. Tra i suoi temi portanti la pace, la giustizia sociale e l’emancipazione femminile.

Il centrosinistra punta invece su Antonio Decaro, ingegnere, ex sindaco di Bari ed europarlamentare dal 2024. A sostenerlo sei liste — dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, passando per Alleanza Verdi e Sinistra, Decaro Presidente, Per la Puglia e Avanti Popolari — che compongono un’ampia coalizione. Il suo programma si fonda sull’idea di una Puglia inclusiva, sostenibile e partecipata: transizione ecologica e rigenerazione urbana, investimenti per creare lavoro e rafforzare la sanità pubblica. Decaro propone di investire sulle infrastrutture, sul trasporto pubblico e sul contenimento della crisi idrica, ma anche su politiche per l’occupazione dei giovani e contributi per la prima abitazione. «La Puglia deve essere una regione che non lascia indietro nessuno», ha dichiarato presentando la sua candidatura.
Per il centrodestra invece concorre Luigi Lobuono, imprenditore barese, ex presidente della Fiera del Levante e già consigliere regionale. È sostenuto da quattro liste: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati Civici per Lobuono. La sua visione è quella di una «Puglia libera e diversa», in cui impresa, agricoltura e turismo diventino motori di crescita e lavoro. Tra le priorità, il sostegno ai giovani imprenditori e alle start-up, la digitalizzazione dei servizi e una riforma strutturale del sistema sanitario, pensata per rafforzare la medicina territoriale. Lobuono insiste anche sulla tutela del paesaggio e sulla promozione delle energie rinnovabili come strumenti di sviluppo a lungo termine.
A chiudere il quadro delle candidature è Sabino Marco Mangano, esperto di innovazione sociale, ex esponente del Movimento 5 Stelle e fondatore del movimento “Marziani per la Puglia”. Guida la lista Alleanza civica per la Puglia, che unisce Marziani per la Puglia e Next Italia. La sua proposta si rivolge soprattutto a chi si sente distante dalla politica: «vogliamo coinvolgere i cittadini che non hanno più un riferimento». Mangano punta su un rilancio della partecipazione civica, sulla lotta all’astensionismo e su un modello di sanità più efficiente e accessibile. Nel suo programma, anche la questione Ilva e la richiesta di un piano che renda sostenibile la presenza industriale sul territorio pugliese.
Saranno 565 i candidati, distribuiti in 12 liste, a contendersi i seggi del Consiglio regionale con il centrosinistra che schiera la formazione più numerosa.
Ogni elettore riceverà una scheda unica con i nomi dei candidati alla presidenza e le liste che li sostengono. Potrà esprimere il voto per un candidato presidente e, se lo desidera, per una lista non collegata: è il cosiddetto voto disgiunto, previsto dalla Legge Regionale n. 2 del 28 gennaio 2005, modificata dalla Legge Regionale n. 5 del 30 aprile 2025. Dei cinquanta seggi complessivi, 23 saranno assegnati su base provinciale e 27 tramite un listino unico regionale. È eletto Presidente il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi, mentre il secondo candidato entra di diritto nel Consiglio regionale. Alla coalizione vincente spetterà un premio di maggioranza che può variare da 27 a 29 seggi, a seconda della percentuale di voti raggiunta. Le soglie di sbarramento sono fissate all’8% per le coalizioni e al 4% per le liste singole.
Tra continuità e cambiamento, tutti i cittadini sono chiamati a scegliere consapevolmente il futuro della propria terra: perché ogni singolo voto può fare la differenza.
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