EditoriAle di Alessandra Savino
Oggi la figura del lampionaio che appare in alcuni vecchie pellicole come “Il lampionaio” (The Lamplighter), film muto del 1921 diretto da Howard M. Mitchell, non esiste più.
Si tratta di un mestiere scomparso e chi rivestiva questo ruolo aveva il compito di accendere e spegnere, ad orari prestabiliti, i lampioni ad olio o a gas delle vie e delle pubbliche piazze. Le città, di notte, fino al XVII, erano dunque molto pericolose poiché restavano totalmente buie in quanto prive di illuminazione elettrica.
Così vicoli e piazze diventavano teatro di furti, rapine e attività illecite. Ragion per cui le luci delle città hanno assunto nella cinematografia e nella letteratura una connotazione spesso metaforica. “Le luci spente della città” di Andrea Lux Ferre o “Le mille luci di New York”, romanzo d’esordio di Jay McInerney, ne sono un esempio nella letteratura contemporanea tanto quanto il celebre capolavoro di Chaplin Charlie “Luci Della Citta” lo è per il mondo del Cinema.
Ma è stato un libro per bambini e ragazzi che ha attirato la mia attenzione. “Le luci di Anemone” di Ylenia Bravo racconta la storia di una bimba coraggiosa che si prepara a salvare la sua città quando le luci si spengono. La piccola Anemone vive in un paese in cui sono i Lampionai a portare ogni sera la luce nel mondo finchè una notte uno di loro dimentica di accendere i lampioni in città…
Anche ai nostri giorni spesso le strade sono buie a causa di lampioni spenti, rotti e malfunzionanti. Cosa accade a Palo del Colle nelle zone ‘oscure’ e quali sono le strade meno illuminate? Lo scopriamo in questo numero!

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