La sensibilità e l’attenzione verso gli animali di affezione è un aspetto del nostro vivere quotidiano, è il risultato di un cambiamento avvenuto negli ultimi trent’anni. Il randagismo negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso era un fenomeno presente ma verso il quale c’era una diffusa disattenzione.
La prima fonte normativa tendente a proteggere i cani ed i gatti e combattere il randagismo è la legge quadro 281 del 1991 la quale «condanna gli atti di crudeltà, i maltrattamenti ed il loro abbandono» il tutto per un fine ben specifico «favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente».
Il cambiamento risulta radicale infatti prima di questa nuova normativa i canili erano semplicemente dei “lager” dove venivano rinchiusi gli animali che vagavano nel territorio senza proprietari con un unico fine: venire soppressi.
Passare, nella lotta al randagismo, dalla eutanasia al «controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione delle nascite» è il salto di paradigma effettuato con la legge di inizio anni ’90 del “secolo breve”.
Per i cani la normativa prevede che debbano essere portati nelle strutture specifiche e nel caso non vengano reclamati dal legittimo proprietario dopo sessanta giorni essere sterilizzati, medesima pratica anche per i gatti i quali possono continuare a vivere in libertà.
Alle Regioni viene demandata l’emanazione di disposizioni attuative per contrastare il randagismo costituendo l’anagrafe canina e ridefinendo l’organizzazione nei rifugi canili che saranno rese operative dai Comuni.
I canili diventano un luogo di passaggio degli animali di affezione, la cattività dovrebbe essere temporanea, primariamente per attendere se qualche persona ne reclama la scomparsa, ma se questo primo passaggio non avviene l’animale è pronto per una adozione o per essere affidato ad associazioni protezionistiche.
Un aspetto su cui soffermarsi è come il rifugio per cani è un luogo provvisorio, o dovrebbe esserlo, non è la legge che lo dichiara, ma è deduttivo. Se il canile è fuori dal territorio comunale e se è dato a privati e non ad associazioni che si dedicano alla protezione degli animali, la definizione di luogo di passaggio rischia di venire meno e nello stesso tempo gli animali potrebbero vivere tutta la loro esistenza segregati andando contro lo spirito della legge. A Palo del Colle sembra che si verifichino entrambe le condizioni.
Abbiamo contattato il nostro sindaco sulle intenzioni dell’amministrazione Amendolara in merito alla possibilità di dotarsi di un canile comunale, infatti tra le deleghe assessorili trattenute è presente anche quella della Tutela degli animali. «La legge regionale numero 2 del 7 febbraio 2020 ha istituito l’obbligo per i comuni di dotarsi di canili sanitari comunali o in convenzione. L’amministrazione comunale intende approfondire tale aspetto in una logica di prossimità territoriale che faciliterebbe anche la successiva adozione per gli animali eventualmente ricoverati. Tuttavia sarebbe utile che gli enti sovra territoriali venissero incontro a questo ulteriore obbligo di legge per i comuni ipotizzando delle linee di finanziamento ad hoc. A tal proposito segnalo la presenza di un progetto (studio di fattibilità tecnico economica) per la realizzazione di un canile sanitario nel nostro territorio comunale che fino ad oggi non è stato finanziato nemmeno per l’avanzamento nello stadio di progettazione»
Attualmente l’ente «utilizza il canile rifugio in territorio di Toritto e il canile sanitario in territorio di Terlizzi. Allo stato risultano ricoverati 60 cani presso il canile rifugio e 1 cane presso quello sanitario. Mi sono premurato nei mesi scorsi di fare visita personalmente presso il canile rifugio per verificare le condizioni igienico sanitarie e di benessere dei nostri amici a quattro zampe».
Ultimo tema affrontato con il nostro primo cittadino è se sono presenti nel nostro territorio associazioni animaliste e di protezione iscritte all’albo regionale, in base alle informazioni raccolte negli uffici comunali la risposta di Tommaso Amendolara è stata che «nessuna, da quanto mi hanno riferito»
Il tema della lotta al randagismo oltre all’ambito di tutela e sanitario ne ha anche un altro più prosaico, ma non meno importante, ed è quello dei costi.
Consultando l’albo pretorio del nostro Comune, è possibile verificare come nel 2020 è stata stipulata una convenzione semestrale per l’affidamento diretto del ricovero e del mantenimento di 75 cani presso la struttura di Toritto; il costo annuale è di oltre 77mila euro, il mantenimento di un singolo cane è di 2,31 euro. Nel bilancio comunale i costi per la lotta al randagismo sfiorano i 100.000 euro annui, anche negli anni precedenti sembra di confermare quello stanziamento.
Siamo andati a verificare come altri comuni nella provincia di Bari abbiano affrontato il tema degli animali di affezione sia per quanto riguarda l’attenzione verso i cani sia nel suo aspetto monetario.

A Valenzano nel 2019 hanno colto l’occasione di partecipare ad un bando su Empulia (il centro di acquisto regionale per gli enti pubblici) il cui costo di partenza per ogni singolo cane era di 1,40 euro (nelle gare pubbliche il prezzo di partenza viene sempre ritoccato al ribasso) ma nessuno ha presentato una offerta. Venuta meno questa possibilità e constatato che non esistono altre convenzioni sulle centrali di acquisto nazionali come Consip e Mepa l’amministrazione commissariale ha proseguito il servizio per il bienni 2019/2020 con il rifugio per cani gestito dalla locale Lega Nazionale per la difesa del cane, il cui costo per ogni cane era di 1,52, comparando con quanto si spende nel nostro comune è abbastanza evidente che sia quanto indicato nel bando Empulia che il costo sostenuto con l’associazione siano molto inferiori a quelli sostenuti a Palo del Colle.
Un esempio virtuoso è quello di Bitonto, fin dal 2010 l’ente ha affidato, per 15 anni il servizio di gestione del canile sanitario presso un immobile di proprietà del comune ad una cooperativa che svolge attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Il costo annuale nel 2020 è stato di poco più di 12mila euro.
Credo che questa best practice bitontina possa essere importata a Palo. Preliminarmente occorrerebbe “stimolare” la costituzione di associazioni o cooperative tra le tante persone che sui social dimostrano molta sensibilità per gli animali di affezione. Poi individuare un immobile comunale che potrebbe adattarsi: ad esempio tra qualche mese (si spera) verrà inaugurato il nuovo Centro Comunale di Raccolta in via San Pio, pilastro fondamentale del servizio integrato dei rifiuti, questo vorrà dire che l’attuale struttura temporanea in via Don Sturzo che verrà abbandonata, potrebbe diventare il nuovo canile comunale?
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