di Giuseppe Calemma
Pensando alle conseguenze del lockdown sul fisico di atleti e non abbiamo intervistato Vito Antonacci, fisioterapista titolare presso lo studio Fisiocenter a Grumo Appula, consulente in fisioterapia del poliambulatorio Pianeta Salute a Bari in viale della Repubblica 111 e specializzato nel metodo Reequilibration Fonctionnel metodo di applicazione dell’osteopatia di Roland Solere.

Ci può descrivere le conseguenze più rilevanti del lockdown a carico di uno sportivo professionista?
Questa fase di lockdown imprevista ed alquanto surreale ha variato molto la vita di uno sportivo professionista creando una specie di detraining. Nonostante gli agonisti siano soliti sottoporsi a lunghe e continue giornate di allenamento aerobico, la riduzione delle prestazioni si verifica sia in caso di sforzi massimali e submassimali già poche settimane dopo l’interruzione forzata degli allenamenti.
Quello che andremo a notare sull’atleta professionista sarà sia una perdita delle funzioni cardiovascolari sia sulle funzioni muscolari già in un paio di settimane di allenamento troppo scarso, anche se l’immobilità o il riposo attivo accelerano il deallenamento rispetto ad una semplice riduzione dell’attività fisica conseguente a stop intermittenti nella preparazione.
Studi specifici indicano che uno stop forzato di due settimane è in grado di dimezzare le capacità prestanti del periodo nel quale avviene lo stop. Dopo altre due settimane l’atleta perderà un altro 25% dei benefici ottenuti con l’allenamento costante, sempre dall’inizio del ciclo di allenamento.
Diamo un po’ di numeri quindi; uno stop completo dall’attività determina un decremento del Massimo Consumo di Ossigeno (VO2 max) pari al 7-9% nelle prime tre settimane, ove proseguendo con lo stop per un totale di 8 settimane la perdita sarà quantificabile in –18%.
E quelle a carico degli sportivi amatoriali?
Gli amatoriali sono gli sportivi “dilettanti” e cioè coloro che gareggiano in uno sport a titolo gratuito, o al massimo ricevendo un rimborso spese. La perdita fisiologica è pari a quella che hanno gli atleti professionisti almeno sugli sport di endurance e cioè di un 18% in due mesi del VO2 max. Per quanto riguarda sport dove è prevalente la “ghisa” uno stop forzato come quello che abbiamo avuto con il lockdown potrebbe aver abbassato i nostri massimali di un buon 50% in quanto la massa muscolare con due mesi di stop può aver inibito e condizionato il nostro apparato muscolare. Per chi è stato costretto alla sospensione il consiglio è quello di riprendere gradualmente i carichi cercando di ricondizionare l’apparato muscolare all’attività che stiamo svolgendo.
Come è consigliabile riprendere le attività sportive?
Sia l’atleta professionista negli sport di endurance quali la corsa o il ciclismo, ma anche atleti amatoriali, sia atleti che svolgono attività basati sulla potenza ed esplosività devono riprendere in modo graduale l’attività fisica per non incorrere in brutti infortuni che poi li costringeranno a nuovi stop forzati.
Per quanto riguarda gli atleti di endurance, occorrerà agire considerando il periodo di preparazione che si attraversava al momento dell’interruzione. Se ci si trova nel pieno della stagione agonistica, andranno compressi il più possibile i microcicli di allenamento, e considerato un tempo dimezzato per ogni fase della preparazione, ricominciando sempre con gradualità dalla base.
Sarà anche importante il lavoro psicologico sull’atleta; non è infrequente incontrare corridori che, a causa delle forzature sui tempo di recupero, si ritrovano con ricadute a lungo termine. In altre situazioni, alla ripresa il soggetto effettua immediatamente e con foga lavori pesantissimi per volume ed intensità, andando a trovare rapidamente una forma di benessere, vera o presunta, che si esaurisce con altrettanta velocità in poche settimane. Per quanto riguarda gli amanti della ghisa invece è utile iniziare con gli esercizi base ovvero: squat, panca, trazioni ecc.. cercando di non oltrepassare il 50% del proprio massimale per poi nelle settimane successive aumentare i carichi di lavoro.
Lo stress da quarantena come si è manifestato d un punto di vista fisioterapico? Ha visto un aumento di determinate patologie?
Lo stress da quarantena ha condizionato non poco la gente sia da un punto di vista prettamente meccanico sia da un punto di vista “energetico”.
Molta gente ha sviluppato patologie legate alla sfera meccanica, costretti a posizioni sedute e con la testa china sugli smartphone. Altri invece sono incorsi in veri e propri attacchi di panico che hanno condizionato la parte vibrazionale del loro corpo provocando malesseri quali dolori toracici o vertigini soggettive tipiche di chi è sotto stress.
È stato sovente in questi giorni ricevere chiamate di pazienti affetti da mal di schiena di origine muscolare che coinvolgeva muscoli anteriori accorciati per posizioni costrette sui divani o gente ahimè, va detto anche questo, che ha voluto strafare con l’home training senza che qualcuno dettasse i tempi ed i modi di utilizzo dei vari esercizi.
Molti sono i casi in cui si sono accentuate le manifestazioni di un apparato molto importante per noi fisioterapisti, e cioè l’articolazione tempero-mandibolare con pazienti che hanno serrato e digrignato i denti per cercar di resistere a questa situazione abbastanza surreale.
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