Abbattere gli alberi? Dai risvolti storici a quelli ambientali

di Rosanna Bertolino

Sul tema dell’abbattimento degli alberi in Piazza Diaz abbiamo intervistato il dott. Alessandro Mossa, agronomo che dal 1997 si occupa di controllo e certificazione di prodotti biologici per I.C.E.A. (Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale) di Bologna, operando nella sua sede di Bari. Poche domande, varie nei contenuti, per farci un’idea del perché i Pini di Aleppo siano stati piantati nel tessuto urbano e di cosa comporti il loro abbattimento da un punto di vista tecnico e scientifico e non solo basato sull’onda delle emozioni.

alessandro mossa

Come è nata l’idea di inserire questo tipo di vegetazione nel tessuto urbano di un paese, dato che non si tratta propriamente di una pianta “da città”?

Quegli alberi, in tutta la zona di Piazza Diaz, furono messi a dimora nel ’35 e ad ogni albero è abbinato il nome di un soldato di Palo del Colle caduto nella Prima Guerra Mondiale. In realtà negli anni ’30 ci fu un largo impiego in tutta la penisola di Pinus pinea L., comunemente chiamato “pino domestico” o anche “pino da pinoli”, altrimenti chiamati Pini Italici, proprio perché, data l’aggettivazione accanto al nome, si riteneva che fossero d’origine italiana e quindi particolarmente apprezzati nell’epoca in cui il fascismo esaltava l’italianità. A Palo del Colle fu invece piantato il Pino d’Aleppo, (Pinus halepensis, Mill.) probabilmente realmente di origine italiana perché ne troviamo nella vegetazione spontanea (Gargano e litorale ionico).

Quali sono le problematiche di questo tipo di vegetazione nel tessuto urbano?

Spesso alla base dell’abbattimento di un albero ci sono scelte progettuali errate fatte anni addietro che hanno collocato alberi bisognosi di grandi spazi aperti (cedri, abeti, pini, magnolie, farnie) troppo vicino a edifici o manufatti. Tra l’altro dobbiamo innanzitutto pensare anche che quando quegli alberi furono messi a dimora, non c’era asfalto o cemento. Quella zona non era urbana. Ovviamente la pianta in quelle condizioni era nel suo ambiente, poteva contare su terreni sciolti e arieggiati. Le difficoltà vengono con le pavimentazioni, con il cemento. Le radici del pino non sono particolarmente profonde e se il terreno si compatta, fanno ancora più fatica a penetrare e tendono a sollevarsi, creando i problemi che sono sotto gli occhi di tutti: le sconnessioni di strade e pavimentazioni, oltre al fatto che tendono ad inclinarsi generando il pericolo di caduta. Probabilmente sarebbe stato più opportuno sistemare altro tipo di albero, maggiormente adatto ad un ambiente urbano quale il frassino, l’orniello, la betulla o il tiglio. Quindi laddove si renda necessario sostituire alberi è opportuno stare attenti a non riconfermare lo sbaglio mettendo a dimora nuovamente un albero che con lo sviluppo riproporrebbe il conflitto tra vegetazione urbana e manufatti di origine antropica. Meglio puntare su piccoli alberi e arbusti con fioriture e fogliame di grande valore ornamentale che non superino i cinque metri di altezza. In questo modo le aree di pertinenza di edifici privati e di strutture pubbliche possono godere in modo armonico dei servizi offerti dal verde urbano.

Abbattendo un albero di alto fusto, è davvero possibile mantenere il bilancio del verde piantando un numero maggiore di alberi anche se con chiome meno folte?

Dal punto di vista ecologico sostituire un albero adulto con uno più giovane ha un forte impatto: un albero adulto è più efficace nel compito di ripulire l’ambiente. Ugualmente forte è l’impatto ecosistemico, se pensiamo alla fauna e alla costruzione, per esempio, di nidi. Bisogna considerare che un albero, per arrivare a funzionare “a pieno regime” deve raggiungere i 30/40 anni di vita.

Come si determina se è necessario o no l’abbattimento di una pianta?

Quando si decide di abbattere una pianta, si deve fare una valutazione della sua stabilità ricorrendo a metodi affermati come ad esempio uno tra i più utilizzati è il V.T.A. (Visual Tree Assessment), che prevede una prima attenta analisi visiva dell’intero albero e, normalmente, un successivo approfondimento strumentale (con dendrodensimetro e/o con tomografo sonico) 

Quale può essere una soluzione alternativa all’abbattimento degli alberi?

A partire dal momento in cui gli alberi vengono piantati è necessario essere lungimiranti, conoscere struttura e comportamenti delle piante ma anche del territorio, nella prospettiva di cambiamenti anche del prospetto urbano. Se negli anni ’30 avessero pensato ad uno sviluppo urbano, quei pini probabilmente non sarebbero stati collocati lì, così come gli altri inseriti negli anni ’80 e ’90 presenti lungo i viali urbani e che oggi creano forti disagi. 

Nel corso della loro vita, poi, gli alberi vanno adeguatamente seguiti nella loro manutenzione a partire dalla potatura che deve essere attenta ed equilibrata: grossi tagli creano ferite e cicatrici oltre ad uno squilibrio generale che ne aumenta i rischi di malattia, disseccamenti e pericoli da essi derivati. Nella cura del verde non si deve puntare sul “risparmio immediato” ma sono necessari interventi integrati sotto la supervisione di professionisti del campo quali agronomi o forestali necessari sia dal punto di vista teorico che da quello pratico.

In sintesi: un taglio non va fatto a cuor leggero e la soluzione alternativa è sempre la cura. Sembra facile.

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