di Virginia Bufano
Ho scelto di scambiare un paio di parole con Domenico Tullo, un ragazzo diversamente abile di Palo del Colle per riuscire a capire come vivesse la sua vita sociale all’interno del paese.

D: “A Palo del Colle purtroppo di centri ricreativi dedicati ai giovani diversamente abili non ce ne sono e devi sempre spostarti nei paesi limitrofi. Non avere qui un punto di riferimento in cui poterti riconoscere e poter avere vita attiva come ti fa sentire?”
R:”Molto spesso mi sento ‘invisibile’ agli occhi degli altri. Mi ritrovo solo a dover affrontare anche nel mio piccolo situazioni che dovrebbero richiedere la figura di un educatore. Da un lato mi sento molto fortunato perché ho una famiglia che mi ama e mi supporta tanto in tutto quello che faccio, ma sarebbe bello poter condividere con altri miei coetanei un posto che possa essere solo nostro. Un posto in cui posso sentirmi al sicuro e dove posso essere libero di condividere tutto senza nessun timore. Mi piacerebbe molto sentirmi parte di un gruppo unito in cui potermi sentire me stesso, sentirmi parte di una comunità!”
D:” Hai mai cercato un lavoro che potesse in qualche modo poterti far sentire realizzato o indipendente? Se si, anche nel tuo paese”
R:”Vorrei riuscire a sentirmi realizzato come molti dei miei amici, ma purtroppo questo non è ancora successo. Sto cercando ancora un lavoro che possa rientrare nelle mie mansioni, ma è davvero molto difficile nonostante io abbia fatto sempre richiesta, anche e soprattutto nel mio paese, ma non sono mai arrivate risposte. Questo mi demoralizza molto perché al giorno d’oggi non riuscire a trovare qualcosa che ti appaga è molto frustrante. Mi piacerebbe lavorare così da potermi responsabilizzare, riuscire ad avere finalmente una mia indipendenza economica e riuscire a sentirmi come tutti. Vorrei potermi sentire libero e soprattutto sentirmi utile nella mia società. Non sentirmi accettato è quello che mi rende più triste. Mi fa perdere qualsiasi tipo di speranza per il mio futuro.”
D:”Come hai vissuto la pandemia e soprattutto, pensi che sia cambiato qualcosa in questi due anni rispetto a quando il coronavirus non era presente nelle nostre vite?”
R:”Purtroppo la pandemia non ha fatto altro che acutizzare molte paure. Anche riuscire a vedere qualcuno dei miei amici ora come ora è davvero difficile perché c’è ancora molta titubanza soprattutto con il numero dei casi che aumenta sempre di più. Ma a mio parere non è cambiato molto, o se è cambiato qualcosa, è solo in peggio. La solitudine è la stessa, se non amplificata. La considerazione è ancor di meno perché nessuno si è mai chiesto come noi abbiamo potuto vivere questa situazione. Ad oggi posso dire che il mio posto sicuro è casa mia, dove mi sento protetto e amato costantemente. Ma vorrei davvero tanto sentirmi così all’esterno, non sentirmi un emarginato ma parte integrante di questo paese.”
D:”In conclusione, cosa vorresti che si facesse di più per far si che molti non vivano più questa condizione?”
R:”Vorrei che capissero che essere diversamente abili non vuol dire essere diversi o meno capaci. Siamo “fragili” ma questo non deve essere scambiato con un’ accezione negativa anzi, molto spesso dicono che siamo un valore aggiunto alla comunità o alla società. E lo credo fortemente anch’io, per cui si, vorrei essere visto esattamente così: come una persona ‘speciale’ che riesce a fare assolutamente cose normali.”
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