EditoriAle di Alessandra Savino
La natura simbolica che risiede in un albero è tale da renderlo metafora di tutto ciò che è vita. Dunque, per uno scrittore non deve essere così difficile lasciarsi ispirare dall’immagine e dalla storia di tronchi secolari per tirar fuori dalla sua penna racconti affascinanti.
Chi non ha immaginato almeno una volta da bambino, ma anche da adulto, di fare quella scelta tanto impopolare quanto audace, che fece Cosimo dopo un litigio con i genitori. Vivere su un albero senza mai più scendere, è questo quello che fece, infatti, il protagonista de “Il barone rampante”, un intramontabile capolavoro di Calvino, che incanterebbe tanto gli adulti quanto i più giovani.
Tra i titoli più recenti, da recuperare fra scaffali di biblioteche dedicati a questo genere, “Il sussurro del mondo” di Richard Powers e “I giganti silenziosi” di Tiziano Fratus. Spostandoci, poi fra le opere raccolte in una cineteca, pellicole interessanti su cui soffermarsi sarebbero “L’uomo che piantava gli alberi” di Frédéric Back, oppure “The Tree Of Life” di Terrence Malick, fino a “Alberi che camminano” di Erri de Luca, documentario sulla seconda vita degli alberi, destinati a diventare navi, sculture, strumenti musicali, croci di vetta.
Quest’idea di ‘immortalità’ di un albero risiede in un altro film documentaristico dal titolo “Alberi cittadini”, di Lorenzo Follari. Protagonista è un scultore, Andrea Gandini, che dona nuova vita agli alberi tagliati e abbandonati sui marciapiedi delle città di Roma.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché talvolta, nelle città, si ricorre all’abbattimento degli alberi? Le risposte le abbiamo cercate, partendo, da un’iniziativa del Comune di Palo del Colle, con questo numero di Kilometrozero.

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